Reggio Emilia: salta la 55esima edizione del torneo di Capodanno

Questo articolo esce colpevolmente in ritardo. Da parte mia, a questo punto, scriverlo è poco più che un vano esercizio retorico. Da parte vostra, leggerlo sarà solo fonte di frustrazione, nel migliore dei casi di malinconici ricordi.
La notizia. Il più antico torneo di scacchi d’Italia, uno tra i più longevi del mondo e ormai l’unico “ad inviti” del nostro Paese, l’evento che nel Capodanno 2011-2012 raggiunse la 20esima categoria Fide e che nella storica edizione del 1991-92 si guadagnò l’appellativo di “più grande torneo nella storia degli scacchi”, quest’anno non si disputerà, interrompendo la gloriosa serie iniziata da Enrico Paoli con il 1º torneo di Capodanno 1958-59. Non ne dà notizia il circolo organizzatore, l’Ippogrifo di Reggio Emilia, ma voci insistenti e fonti primarie che l’Ippogrifo non ha smentito a tutt’oggi con alcun comunicato.
I motivi di quella che speriamo sia solo un’interruzione della serie sono prevalentemente economici, dato il contesto generale e la difficoltà di trovare sponsor di alto profilo in una provincia in cui, comprensibilmente, banche ed enti pubblici preferiscono indirizzare le poche risorse all’aiuto delle zone colpite dal terremoto.
L’opinione. Con tutta l’ammirazione e il rispetto per il lavoro svolto negli anni dall’Ippogrifo per far vivere il torneo e farlo ritornare agli antichi fasti, non si riesce proprio a capire perché quest’anno il club scacchistico reggiano abbia deciso unilateralmente di far chiudere i battenti alla manifestazione. A noi risulta che sia Scacchi Randagi di Ezio Montalbini, sia l’Accademia Internazionale di Scacchi di Perugia di Roberto Mogranzini, rispettivamente sponsor e partner tecnico delle ultime due edizioni, avessero dato all’Ippogrifo la disponibilità a sostenere quanto meno l’organizzazione di un torneo minore, per non interrompere la serie. Non solo, la mancanza di un qualsiasi comunicato, o di una richiesta di aiuto ad altri possibili sponsor o mecenati dell’ambiente scacchistico nazionale, ha fatto sì che nessuna terza parte abbia potuto intervenire per tempo. In fondo il torneo di Capodanno non è un bene economico di proprietà privata – credo che nessuno ci abbia mai guadagnato veramente – ma un patrimonio morale di tutti noi. Sarò un illuso, ma credo che il salvataggio del torneo di Capodanno avrebbe potuto essere una bella prova di coesione e di mobilitazione per tutto il movimento scacchistico nazionale. Di più: un’edizione a basso costo con cinque o sei titolati (GM ed MI con Elo tra 2400 e 2550) e quattro giovanissimi italiani a caccia di norme sarebbe forse stata non meno utile allo scacchiamo nostrano di un supertorneo.
Non resisto, per concludere, alla debolezza di intingere la penna nel calamaio della retorica a buon mercato. In un’Emilia colpita dal terremoto e in un’Italia in economia quasi post-bellica, sarebbe stato edificante, anche per le nuove generazioni, recuperare quello spirito pionieristico che fece guadagnare ad Enrico Paoli l’ammirazione degli scacchisti e dei grandi maestri di tutto il pianeta. Chi scrive ricorda la dignità con cui Paoli in persona preparava e serviva le bevande calde ai giocatori durante le partite, per risparmiare sulla caffetteria. All’epoca gli italiani partecipavano a proprie spese perché il Capodanno era una delle rare occasioni per conquistare le norme internazionali e anche oggi ci sono tornei chiusi, come i First Saturday di Budapest, in cui i non titolati partecipano a titolo oneroso. In mancanza di grandi mezzi economici, mi chiedo se non si potesse reinventare in chiave moderna lo spirito di solidarietà e socialità del Capodanno di mezzo secolo fa. La storia ci insegna che anche Wijk aan Zee, il torneo più bello del mondo, mise le sue solide radici in terra olandese proprio nel dopoguerra, quando anche blasonati grandi maestri venivano alloggiati nelle case dei lavoratori siderurgici.

Roberto Messa

P.S. Posteriormente all’articolo di cui sopra sul sito www.scacchiemiliaromagna.it è stato pubblicato il comunicato che segue, datato 19 dicembre 2012:

Il Circolo scacchistico Ippogrifo è profondamente dispiaciuto di comunicare che la cinquantacinquesima edizione del torneo scacchistico internazionale di Capodanno non avrà luogo.
L’attuale situazione in cui versa il paese, non ci ha permesso di reperire i fondi necessari per consentire una manifestazione di livello tale da non mortificare il prestigio acquisito nel tempo dal Torneo di Reggio Emilia.
Siamo pienamente consapevoli della delusione che questa decisione provocherà negli appassionati scacchisti e ce ne scusiamo, assicurando il nostro impegno affinchè quello di quest’anno resti soltanto un episodio, e si possa già dal prossimo riprendere il cammino interrotto.

Giuseppe Ferraroni

2 commenti per “Reggio Emilia: salta la 55esima edizione del torneo di Capodanno

  1. robmessa
    20 dicembre 2012 at 09:19

    Un Lettore ci ha inviato il commento che segue:

    Credo che se si fosse chiesto a qualche migliaio di scacchisti italiani di dare 10, 20, 50 euro per un pezzo di storia (e di futuro?) del nostro gioco si sarebbero registrati risultati sorprendenti. Anche e proprio perché non si doveva darla vinta al terremoto senza giocarsela fino in fondo, questa partita.
    Piccolo aneddoto: con un amico compagno di università e scacchista parmigiano, usavamo trovarci dopo Natale a pranzo a Parma, per poi correre a Reggio a vedere “i nostri eroi”. Quest’anno ci rimarranno solo il piacere dell’amicizia e quello culinario, ahinoi.

    Flavio Brugnoli (Torino)

  2. robmessa
    22 dicembre 2012 at 08:19

    Resto dell’opinione che il Circolo Ippogrifo avrebbe dovuto pubblicare un comunicato ufficiale molto prima del 19 dicembre.
    Resto dell’opinione che per non troncare la serie ininterrotta di uno dei tornei più longevi del mondo si dovevano esperire tutte le strade possibili e che un’edizione in tono minore non avrebbe affatto mortificato il Torneo di Reggio Emilia. La storia anche recente del torneo di Capodanno è costellata di edizioni a basso costo e tanto più quest’anno ci sarebbe piaciuto “non darla vinta al terremoto”, per riprendere le belle parole del Lettore qui sopra.
    Come scritto nell’articolo, risulta che ci fossero sul tappeto proposte e ipotesi magari non sufficienti, ma sulle quali l’Ippogrifo avrebbe potuto almeno aprire un confronto e un tentativo di salvataggio, aprendosi alla comunità scacchistica nazionale anziché rinchiudersi nel suo silenzio fino a otto giorni dalla data di inizio abituale del torneo.
    Infine mi auguro che il Torneo di Capodanno ritorni sulla scena con un’edizione 2013-2014 più bella, più coinvolgente e più popolare che mai.

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