Vento dell'Est

del maestro internazionale Roberto Messa

(editoriale di Torre & Cavallo Scacco! - febbraio 2007)


Shakhriyar Mamedyarov (21 anni) è il numero quattro del mondo, Teimour Radjabov (20 ancora da compiere) ha vinto il supertorneo di Wijk aan Zee, alla pari con Aronian e Topalov, dopo aver dominato nettamente nella prima parte del torneo. L'Azerbaigian, il loro paese, sta crescendo in modo impressionante grazie al petrolio del Mar Caspio e il governo l'anno scorso offrì come niente un milione di dollari per permettere al giovane Teimour di sfidare il campione del mondo Topalov. Del resto a Baku le case costano più che a Milano, ma tutta la ricchezza dell'Azerbaigian è controllata dalla nomenclatura pseudo-democratica che ha preso il posto di quella sovietica. La disoccupazione è altissima, gli stipendi da fame. Giornali, giornalisti e partiti dell'opposizione vengono messi a tacere, ma tutte le attività sportive sono ampiamente sovvenzionate, diventando per i giovani di talento la miglior carta da giocare, se non l'unica, nella partita del loro futuro. Dopo la caduta dell'impero sovietico, gli scacchisti dell'Est persero da un giorno all'altro lo stipendio sicuro e lo status sociale di cui godevano, ma ora stanno recuperando grazie alle nuove opportunità offerte dall'inquietante sviluppo del capitalismo oligarchico dei banchieri e dei petrolieri. In Russia e dintorni le scuole di scacchi riaprono i battenti, le sponsorizzazioni fioccano invidiabili, ricompaiono i grandi tornei. Un caso diverso è quello della Turchia, dove la federazione scacchistica ha ottenuto la sponsorizzazione di una grande banca (si parla di quattro milioni di euro) e ha varato piani di insegnamento nelle scuole su larga scala. Nell'Italia del declino culturale, dove tutto ciò che è scientifico (e gli scacchi lo sono) viene considerato solamente difficile, come sottrarre qualche briciola al calcio e qualche spettatore al grande fratello? Un giorno mi è capitato di sentire l'intervista al presidente di federazione di uno dei tanti cosiddetti "sport minori" il quale, con molta lucidità, asseriva che queste bellissime discipline non devono invidiare e cercare di emulare quelle a maggior impatto televisivo, con tutti gli aspetti deteriori che ben conosciamo, ma piuttosto fare leva sulla diversità di valori che i "minori" propongono. Perché ci sono ancora in Italia tanti genitori che non sognano per i loro figli un futuro da calciatore o da velina, e perciò cercano quelle attività sportive che si presentano come più educative e intelligenti… Mai sentito parlare del gioco degli scacchi?

 



Autorizzazione del tribunale di Brescia n. 3/2000 del 01/02/2000
Copyright 2000-2007 Messaggerie Scacchistiche, tutti i diritti riservati